Ieri ho partecipato a “Oltre lo stress”, un incontro del Festival Collega-menti dell’Università degli Studi di Udine — dedicato quest’anno al tema degli “Equilibri”.

È stata una serata speciale condotta dal professor Luca Chittaro e il musicista friulano Dainson, pensata per guidarci alla scoperta di come lo stress impatta sulle nostre vite e di come la consapevolezza possa aiutarci a ritrovare il nostro centro.

L’evento si è svolto in due momenti molto distinti ma perfettamente complementari, lasciandomi diversi spunti su cui riflettere.

Lo stress riguarda davvero soltanto la mente?

La prima parte dell’incontro, guidata da Luca Chittaro, è stata un momento di approfondimento e comprensione. Abbiamo esplorato cosa accade al nostro corpo quando siamo stressati e di come questo stato influenzi il nostro organismo.

Di solito pensiamo che lo stress sia qualcosa che riguarda soltanto la mente: pensieri frenetici, ansia o troppe cose da fare. È una di quelle cose che fanno davvero riflettere, perché raramente ci fermiamo a considerare quanto lo stress impatti in modo diretto sul corpo. Rimanere a lungo in uno stato di allerta costante può portare a conseguenze fisiche concrete nel tempo, eppure tendiamo a sottovalutarlo finché il corpo non ci manda un segnale d’arresto.

In quest’ottica, è stato illuminante vedere come gli studi scientifici più recenti stiano attestando con sempre maggiore chiarezza l’efficacia dello yoga e della mindfulness come strumenti reali contro lo stress. Vedere confermato dalla ricerca quanto l’ascolto di sé e la presenza mentale agiscano sulla salute integrale della persona è stato estremamente stimolante.

Meditazione e paesaggi sonori

Dopo la teoria, la serata si è trasformata in un’esperienza viva e immersiva. La seconda parte è stata dedicata a una meditazione guidata accompagnata dai paesaggi sonori creati dal vivo da Dainson.

L’unione tra la guida alla presenza e la vibrazione del suono ha creato un’atmosfera avvolgente. Il suono è diventato un’ancora naturale per la mente: non c’era bisogno di sforzarsi di “zittire i pensieri”, ma solo di lasciarsi trasportare dall’ascolto. È stato un momento di decompressione profonda, una dimostrazione pratica di come il corpo sappia ritrovare quiete quando gli concediamo lo spazio e l’ambiente giusti.

Cosa mi porto a casa

Tornare a casa da un evento come questo arricchisce sempre il mio percorso personale di ricerca. Mi ha ricordato ancora una volta che l’equilibrio non è uno stato statico, ma una cura quotidiana verso se stessi, dove mente e corpo dialogano continuamente.

A volte basta davvero poco per disattivare la risposta allo stress: fermarsi ad ascoltare un suono, regalarsi qualche respiro profondo o semplicemente ricordarsi di abitare il proprio corpo.